giovedì 15 marzo 2012

Doveva accadere

lega_pro_bocciatureL’Ingegnere è anche un calciatore. Per la precisione un portiere. Su questo aspetto della sua vita mi sento molto mancante. Non andava ancora alle elementari, ma su sua insistenza (e quando vuole è peggio anche di sua sorella) ho provato a portarlo a giocare nella squadra del paese in cui viviamo. Giusto il tempo di pagare l’iscrizione, e l’ho ritirato. Non posso pensare di vedere mio figlio, di neanche sei anni, insultato da un uomo adulto perché ha toccato il pallone con la parte sbagliata del piede.
Fortuna che ero incinta, e molto stanca, per cui non me la sono sentita di attaccare briga. L’ho preso, e l’ho portato via.
L’anno successivo ci abbiamo riprovato, questa volta in una squadra di amici, dove gli allenatori e i dirigenti sono persone dotate di raziocinio, e seppure le cose, come è giusto che sia, sono prese sul serio, tutti si ricordano che si tratta di bambini, e di bambini che giocano. Il piccolo inconveniente è che gli allenamenti sono a 12 chilometri da casa, e non è sempre facile raccogliere tutta la truppa, andare in trasferta con neonati, pannolini e quant’altro, tornare a casa ad ore indecenti, tutti affamati e sporchi. Così, grazie anche ad un’altra mamma che si sobbarca da anni il medesimo viaggio, ho iniziato a “delegare” il più possibile. Credo che almeno una volta ogni mamma e papà di tutti i compagni di squadra di mio figlio l’abbia aiutato a fare la doccia, allacciare le scarpe, ritrovare mutande e canottiera (possibilmente le sue) da riportare a casa. L’Ingegnere sembrava sereno, talmente preso da tiri in porta e punizioni da non sentire la mia mancanza.
Fino a quando, per la festa della  mamma, mi pare tre anni fa, nel tema, ha scritto: “mi piace la mia mamma, quando viene a vedermi alle partite”. Autostima ai minimi storici, ho cercato di riparare, portandolo più spesso, nonostante la nuova gravidanza (tanto per cambiare…). Anche quel sant’uomo di mio marito si è dato da fare, tornando dal lavoro in orari per lui improponibili, facendosi trovare a bordo campo, alla fine degli allenamenti, pronto a raccogliere entusiasmi e delusioni del nostro atleta (che, per altro, nonostante i geni, pare sia anche uno sportivo dotato).
Perciò ieri, dopo un bel po’ di tempo, sono riuscita a far quadrare tutte le cose, in modo tale da poter portare io il mio bambino agli allenamenti. Sistemato le sorelle, predisposto la cena, mi avvio anche con un certo anticipo al campo di gioco. Appena arrivati, L’Ingegnere scende dall’auto, preleva la borsa dal baule e mi saluta. Io penso “crede che me ne andrò subito, poverino”, e scendo dall’auto. Mio figlio intanto continua a camminare, e mi saluta di nuovo. “Ma no, amore, la mamma si ferma a guardarti! Ti dà forse fastidio?”.
“Sì, ciao”. Così, con naturalezza. E se ne va.
“Ok, è cresciuto”. E risalgo in macchina. Dopo un paio d’ore, rientrando insieme a quel sant’uomo di mio marito, mi abbraccia e mi dice: “mamma, non ti offendere, ma dovevo giocare”.
Non mi offendo. Però, la prossima volta, fingo di andarmene, non mi faccio vedere, ma ti sbircio, da dietro l’angolo!!

10 commenti:

  1. cara Cri, a te è ancora andata bene, mia figlia di nemmeno 5 anni era intenta a fare fiori di carta crespa durante una mostra (sì so che sembra incredibile, ma IN ITALIA avevano allestito uno spazio dedicato ai bimbi all'interno di una mostra con attività fatte per loro) si è girata e mi ha detto: "mamma le altre mamme se ne sono andate, tu cosa ci fai qui ?"

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    1. Ma con le femmine è un'altra cosa! Sono abituata alle affermazioni di sè, quando ancora portano il pannolino...

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  2. Anche mia figlia, quando è con gli amici, mi manda sempre via.
    Non ci vogliono tra i piedi e vogliono sentirsi liberi.
    Approvo in toto lo sbircio da dietro l'angolo!

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    1. Infatti! Noi si continua, discretamente, a sbirciare...

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    1. Infatti, anche io mi sono rallegrata (almeno) che si sia sentito proprio libero di dirmelo così.

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  4. Sisisi, dietro l'angolo ..... e poi gli racconti tutto quello che hai visto!!

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  5. Che emozione vedere i propri bimbi diventare grandi...ammetto che a leggere questo post mi è scesa una lacrimuccia.

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    1. Non dirlo a me... c'è la tastiera umida (che poi il padre dei miei figli mi sgrida!!)

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