mercoledì 16 aprile 2014

Gratitudine, l'unica speranza

Contravvenendo immediatamente a quanto scritto ieri (non dicevo forse di essere campionessa mondiale di salto del "fioretto"?), oggi devo dire qualcosa. Non una opinione, ma una speranza.

Il sant'uomo è a Roma da ieri, per lavoro, perciò il compito di accompagnare l'intera prole a scuola è passato a me.
Devo dire che tutto è andato più che bene, e all'alba delle 7:20 tutti quanti eravamo già in automobile, L'Elfo compreso...

Consegnati i figli, sulla via del ritorno mi sono ritrovata ad ascoltare la radio in automobile, come non mi capitava più da tempo (da che è nato L'Elfo quante abitudini sono cambiate!). Ho sempre avuto una certa predilezione per Radio 24, nonostante l'evidente disparità di opinioni, per l'appunto, che spesso mi capita di sperimentare. Non sono riuscita a trovare una alternativa, fino ad ora, perché tutti i vari programmi di "intrattenimento" mi sembrano sempre troppo "vacui" e sciocchi, piuttosto ascolto un po' di musica direttamente dal cellulare.
Insomma, per farla breve, ho sentito una trasmissione su un evento drammatico, che il mio distacco dal web in questo periodo mi aveva tenuto nascosto: mi riferisco a quel drammatico errore per cui una mamma si trova a portare nel suo ventre due figli, probabilmente, generati dai gameti di un'altra coppia.
Ovviamente il mio cervello ha iniziato a macinare idee, pensieri, sdegno, costernazione. Tra la scuola e casa avevo praticamente già stilato, idealmente, un saggio di bioetica al riguardo. Mi stavo giusto chiedendo dove andare a scrivere tutto quel che dal mio cervello era scaturito.

Poi, inevitabilmente, la realtà prevale: scendendo dall'auto ho dovuto estrarre L'Elfo dal seggiolino, e lui mi ha abbracciata forte, come fa molto spesso. 
Tutti i miei sillogismi sono stati frantumati (proprio tipo schermata in cui crollano i caratteri, un ricordo di un antico gioco per il pc...): sono una mamma.

Ho tentato per un istante l'immedesimazione con quelle due donne, e un brivido mi ha percorso la schiena. Ho immaginato per un istante il loro incontro, se fosse possibile guardarsi in faccia non a partire dal tremendo e drammatico errore di qualcuno, ma dell'immenso miracolo avvenuto, indipendentemente dall'errore umano: la vita. Due vite radicalmente nuove, due anime immortali che hanno iniziato il loro percorso verso l'eternità.

Non esiste, a mio avviso, una soluzione diversa, dalla comunione: quelli sono i loro bambini, di quelle due donne, di quei due uomini.

Inconcepibile, umanamente, apparentemente follia. Ma se invece di partire dal dolore, dalla rabbia, dalla rivendicazione, si partisse da una gratitudine? Gratitudine per quei gameti, che hanno generato. Gratitudine per quel ventre, che ospita la crescita e lo sviluppo. Gratitudine per Chi ha permesso il fiorire di queste vite, dentro il dramma...

Ecco, l'ho detto. Non è questa la mia opinione sui fatti, ho un sacco di altri pensieri che ho deciso di tenermi per me. 
Questo è l'oggetto della mia preghiera, in questa Santa Settimana che ci riporta la Croce. 
E la Resurrezione.

"Scandalo per i Giudei, stoltezza per i Pagani..."

5 commenti:

  1. Ecco io questa l'ho sentita per la prima volta ieri su uno di quei sondaggi che compilo su internet, mi hanno chiesto di chi dovrebbero essere i due bambini...Ero sgomenta, non sapevo se mi stavano prendendo in giro o cosa. Ho risposto non saprei e ancora te lo giuro non lo so.

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    1. E infatti probabilmente risposta non c'è... perché il punto, io credo, non è certo la "proprietà giuridica" di quei due piccoli individui! Che sappiamo tutti cogliere il segno grande che il dramma di tutte le persone implicate porta con sé!

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  2. A me la notizia ha sconvolto davvero tanto e non so cosa pensare, è una cosa che sento infinitamente più grande di me...

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    1. sottoscrivo in pieno, si tratta di qualcosa di infinitamente più grande di tutti noi

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  3. Il dramma cristinaè che invece queste due donne hanno dichiarato che se non sono i loro abortiranno! Mi viene solo un moto di supplica misericordia richiesta di perdono nei confronti di tutti. Quando giochiamo a fare Dio facciamo proprio casini.

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